4 -5 ottobre 2017
Start #QUANTICO
4 ottobre, ore 20.30
Introduction (per gruppi Atoms/Molecules)
con Igor Loddo, Franco Reffo, Antonio Amore,
docenti del laboratorio
e Matteo Paris – ordinario di fisica della materia, Quantum Technology Lab @Unimi,
curatore scientifico del percorso
5 ottobre, ore 21.00
First lesson (per tutti)
viste le numerose richieste è ancora possibile partecipare ad alcune lezioni prova gratuite, a partire dal 5 ottobre e solo su prenotazione a iononparlo@gmail.com
INTRODUZIONE
Dal 2008 Io Non Parlo Sono Parlato è il luogo in cui tutto inizia a partire da un tema, un contest di lavoro nel quale intervengono artisti, professionisti, pensatori, artigiani del sapere, dove le competenze trovano un’espressione attraverso linguaggi molto difformi tra loro e dove il teatro unifica e fa da perno per i ragionamenti.
Attraverso una chiamata alle arti annuale il progetto ha l’obiettivo di studiare un tema, analizzandolo e cercando di delinearne i contorni, trovando una traduzione su due linee:
- TECNICA ATTORALE: nel lavoro dell’attore sulla scena, a partire per esempio da quali tecniche si possono costruire attorno al tema, quali esercizi possono essere sviluppati per aiutare l’attore in scena nella sua ricerca dell’organicità e della verità artistica, raggiungendo il pieno soddisfacimento della sua necessità comunicativa.
- DIVULGAZIONE SCIENTIFICA: nella divulgazione del tema, per il pubblico che assiste e che partecipa attraverso lezioni, workshop, performance, spettacoli, in una condizione dove il pubblico non è fruitore passivo ma attivo. È il tentativo di raccontare temi scientifici in modo semplice e comprensibile, usando il teatro come strumento.
Il progetto annuale si sviluppa attraverso questi ingredienti:
- Un laboratorio teatrale annuale, una sera alla settimana
- Tre insegnanti: un direttore artistico, un formatore per il teatro/danza, un formatore per il training e l’improvvisazione
- Un curatore scientifico
- Due livelli di lavoro (Molecules/Atoms)
- I Physical Lab (seminari teatrali di approfondimento, il sabato, una volta ogni due mesi)
- I Brain Lab (incontri e dibattiti con esperti del settore e curatori scientifici del progetto)
- Performances urbane
- Uno spettacolo di fine anno
- Una residenza estiva residenziale (ogni anno, la prima settimana di agosto)
Il 20 e il 21 settembre si svolgono gli Open Day, due giornate di presentazione gratuita aperte a tutti, dove sperimentare in prima persona l’attività di classe.
Il progetto è rivolto a:
- Allievi attori (sia esperti che principianti alle prime armi)
- Persone di tutte le età che vogliono partecipare a un corso di teatro che approfondisce un tema specifico
- Allievi attori che vogliono continuare a praticare fuori dalle logiche scolastiche della formazione attorale
- Curiosi della materia e cultori del tema annuale
- Professori, accademici, esperti che vogliono provare a capire come si traduce in linguaggio performativo un tema scientifico
QUANTICO
Training Hall 2017_2018
DID Studio – C/O Fabbrica del Vapore, Via Procaccini 4, Milano
Gli ultimi due anni hanno visto la ricerca di Io Non Parlo Sono Parlato ruotare attorno alla filosofia, la storia, l’antropologia. Abbiamo affrontato l’impossibile di Derrida e sviluppato percorsi di senso seguendo i concetti di estetica secondo il pensiero di Lacan, sviluppato il tema dell’Idolo e dell’idolatria trovando testi di riferimento per una traduzione che potesse parlare al presente attraverso una storia semplice, ma dalle solide basi scientifiche. Per due anni il nostro principale curatore scientifico è stato il Prof. Silvano Petrosino dell’Univ. Cattolica di Milano. Dall’anno scorso si è aggiunto il Prof. David Bidussa, storico delle idee, con il quale abbiamo affrontato un percorso di traduzione fisica (le logiche del comportamento umano a partire dal corpo) sul concetto di fanatismo, strettamente legato a quello dell’idolatria.
Quest’anno abbiamo deciso di affrontare un tema che non è direttamente storico, filosofico né antropologico: la fisica quantistica. Il percorso prenderà spunto dagli studi di fisica quantistica e dalle scoperte che a partire da Einstein hanno rivoluzionato la fisica classica e rappresentano l’altra metà delle grandi scoperte del ventesimo secolo.
Pensiamo che la fisica quantistica c’entri con l’antropologia, perché ogni scoperta è legata all’evoluzione dell’uomo. La fisica quantistica arriva addirittura a superare l’uomo stesso, attraverso idee e illuminazioni ancora incomprensibili perché il nostro metro di giudizio e i nostri benchmark sono ancora molto limitati. L’uomo sa di sé e del mondo, e per questo crediamo che la FQ c’entri altresì con la storia, con la filosofia e certamente con la religione.
Gli elettroni secondo Heisenberg esistono solo quando qualcuno li guarda, o meglio, quando interagiscono con qualcos’altro. Si materializzano in un luogo, con una probabilità calcolabile, quando sbattono contro qualcosa d’altro. Quando nessuno li disturba, non sono in alcun luogo preciso. O meglio, non sono in un luogo.
Cosa c’entra questo concetto con il teatro?
Crediamo che in teatro, nell’arte, nelle capacità espressive, mentali, comunicative delle persone ci sia qualcosa che non possa essere definibile secondo una visione univoca e troppo alta. Vorremmo provare a sondare il lavoro dell’attore, i sorrisi, gli sguardi e in generale la relazione umana dal punto di vista molecolare. Si tratta di “usare” dei concetti che apparentemente non trovano corrispondenza con il teatro e il lavoro dell’attore sulla scena, ma in realtà possono essere uno strumento per raccontare a noi stessi, in prima battuta, il grande mistero della vita.
Vogliamo capire se i meccanismi dell’universo, la relatività, l’indeterminazione, il tempo, le onde gravitazionali, possano essere una chiave di lettura dei meccanismi dell’amore e delle relazioni umane. Senza essere scienziati e usando il teatro come strumento ci piacerebbe trovare la formula dell’amore, che pensiamo abbia a che fare con i grandi movimenti del cosmo. L’amore e la FQ infatti non possono essere misurati o calcolati con precisione, per questo ci affascina provare a metterli in relazione attraverso un percorso teatrale.
Useremo l’universo per raccontare di noi, provando ad immaginare e comprendere quanto piccola sia la nostra dimensione rispetto alle sue infinità, ma quanto grande sia il fatto di farne parte.
Non abbiamo la presunzione di darci delle risposte ma di porci delle domande, usando la FQ per aprire il nostro orizzonte e muovendoci con curiosità, con l’obiettivo di imparare qualcosa di nuovo, soprattutto di noi stessi.
QUANTICO, GLI INGREDIENTI
Direttore Artistico – Igor Loddo
Teatro Danza – Franco Reffo
Training e improvvisazione – Antonio Amore
Curatore Scientifico – Matteo Paris, Ordinario di fisica della materia, Quantum Technology Lab @UniMI
Organizzazione – Francesca Audisio
Lezioni – mercoledì, dalle 20.30 alle 23.30 (molecules) / giovedì, dalle 21.00 alle 23.30 (atoms)
Physical Lab / workshop – Ariella Vidach, Franco Reffo, Igor Loddo, Ian Magilton and other
Le iscrizioni sono aperte a tutti.
Gli insegnanti stabiliranno al termine degli Open Day e di un colloquio conoscitivo la classe di appartenenza dei partecipanti al laboratorio.
Gli Open Day si svolgeranno a settembre (data da definirsi) nel luogo di svolgimento del laboratorio annuale (Did Studio/Fabbrica del Vapore) e inizieranno a metà ottobre.

Il gatto di Schrödinger, ovvero Essere E non essere
Con gli allievi attori del percorso
#quantico / Training Hall_ 2017/2018
23 giugno 2018 / Parte I – ore 20.30 / Parte II ore 21.30
24 giugno 2018 / Parte I – ore 17.30 / Parte II ore 18.30
Spazio Avirex Tertulliano
Via Tertulliano 70, Milano
PARTE I
Sani e Pazzi
liberamente tratto da “I fisici” di Friedrich Dürrenmatt
La commedia narra di un fisico nucleare, Möbius, che scopre la formula universale del sistema per tutte le scoperte. Per evitare che i suoi studi finiscano nelle mani sbagliate si fa internare in una casa di cura, Les Cerisièrs, fingendosi pazzo. Lo seguono, inscenando la stessa malattia, un agente segreto americano che fa finta di credere di essere Newton, e una spia comunista, che dice di credersi Einstein. Questi intendono impadronirsi della formula segreta, ma al termine della pièce l’unica persona che riuscirà a ottenere le carte sarà la proprietaria della clinica, Mathilde von Zahnd. L’unica vera folle, che intende assoggettare tutto il mondo con la scoperta di Möbius.
PARTE II
Vivi e Morti
liberamente tratto da “Copenhagen” di Michael Frayn
Nel settembre del 1941, Heisenberg si reca in Danimarca, a Copenaghen, per incontrare il suo mentore, Niels Bohr. Su ciò che Heisenberg sperava di ricavare dall’incontro, su ciò che si sono detti e su come sia avvenuto l’incontro, sono state avanzate congetture di tutti i tipi. Il testo teatrale di Michael Frayn parte dall’incontro del 1941, ma, allontanandosi dai dati storici, suppone che tutte le persone siano ormai morte e che discutano ulteriormente la questione, forse per arrivare a una comprensione migliore di ciò che è successo.
L’incontro viene rivissuto, per ben tre volte, alla ricerca di una verità, che non può che restare indeterminata, perché “tutti noi con il passare del tempo riorganizziamo i nostri ricordi, consciamente o inconsciamente”.
Note di regia
Quando abbiamo deciso di utilizzare la Meccanica quantistica come tema di lavoro dell’anno, eravamo al tempo stesso eccitati e spaventati.
Quel poco che sapevamo era la quantità minima di informazioni per trovare un legame con il teatro, e ci sembrava comunque un’ardua impresa.
Abbiamo studiato molto, e ora possiamo dire che non l’abbiamo capita. In aiuto e a consolazione troviamo Richard Feynman, uno dei padri della MQ che in una famosa citazione afferma: “Se credete di aver capito la teoria dei quanti, vuol dire che non l’avete capita”.
Quello che ci affascinava all’inizio si è rivelato nel corso delle settimane e dei mesi, ancora più incredibile, lontano dagli schemi classici di pensiero, contraddittorio, ma ancora più vicino al teatro e alla poesia.
Abbiamo capito anche grazie al nostro curatore scientifico, il Prof. Matteo Paris, del Quanum Tecnology Lab dell’Università Bicocca di Milano che se la poesia è un elemento centrale del teatro, lo è anche nei principi che regolano l’universo subatomico. Non solo poesia, ma certamente anche filosofia ed etica. Del resto l’equazione di Dirac “(∂ + m) ψ = 0” viene definita la più bella equazione conosciuta della fisica. Questa formula afferma che: “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possiamo più descriverli come due sistemi distinti, ma in qualche modo sottile diventano un unico sistema. Quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce.”
Ecco, pensiamo che tutto questo sia assolutamente poetico e abbia a che fare con il Teatro e con il lavoro dell’attore. Abbiamo addirittura scoperto che se Shakespeare tornasse, cambierebbre la battuta di Amleto, non più: “Essere o non essere”, ma “Essere E non essere”.
Ma come potevamo affrontare questo tema con il duplice obiettivo, lo stesso che perseguiamo da anni, di trovare non solo una corrispondenza ed una affinità tra scienza e teatro, che potesse essere raccontata attraverso una storia e una narrazione e potesse aiutare il lavoro tecnico dell’attore sul palco?
Abbiamo scelto due autori, Friedrich Dürrenmatt, con il suo stile e la sua comicità, Michael Frayn con la sua precisione, la sua ricostruzione storica e la presentazione di scienziati-uomini ponendo un importante tema etico, ovvero quello della bomba nucleare, figlia proprio di questa grande rivoluzione della fisica dell’ultimo secolo. Questi testi sono il pretesto per raccontare di noi, delle nostre contraddizioni, dei nostri personali “stati di sovrapposizione”
Unendo il linguaggio visuale e il teatro, abbiamo progettato, filmato, creato, provato “Il gatto di Schrödinger”, un percorso a più livelli e più interpretazioni con sovrapposizioni di stati; reali, immaginari, passati, futuri, presenti.
Momenti di racconto attraverso l’interazione di linguaggi diversi che intendono ricreare alcuni dei principi della MQ rendendoli visibili. Se è vero che nel momento stesso che respiriamo usciamo dalle leggi della MQ, è altrettanto vero che la convenzione teatrale ci permette di “vedere” molteplici sovrapposizioni, provando ad uscire da una linea di pensiero “unica”, ma accettando la complessità di ogni relazione, di ogni singolo momento vissuto, mai veramente replicabile.